Sistema Mura – Castrense – via La Spezia: Isola o Penisola Ambientale? Un intervento di Paolo Gelsomini
ISOLE AMBIENTALI
Le maglie della “rete principale urbana” racchiudono nel loro interno zone denominate “isole ambientali”, composte esclusivamente da strade locali; in queste zone gli interventi sono finalizzati al recupero della vivibilità degli spazi urbani. Le Isole Ambientali sono sistemi integrati di intervento che vanno oltre la concezione tradizionale di ZTL e della semplice disciplina del traffico e della sosta. In generale si prevede per le isole ambientali la loro organizzazione in “Zone 30” (ossia con limitazione delle velocità veicolari a 30 km/h) e con sensi unici di tipo contrapposto (atti a deviare i movimenti di transito diametrale delle isole medesime sulla viabilità principale perimetrale). La Zona 30 viene delineata non come un modello fatto di sole regole di circolazione stradale (limite di velocità e precedenza ai pedoni) da applicare pedissequamente su un tessuto urbano già esistente, ma come una progettazione e realizzazione di opere e funzioni da costruire ed implementare sul reticolo stradale e tali garantire una maggiore sicurezza ai pedoni, tant’è che le Linee Guida inseriscono le zone 30 nella categoria degli interventi di Ingegneria, per i quali è necessaria la progettazione dell’intervento con l’indicazione delle opere da realizzare, la gestione degli spazi stradali, ecc. ecc. Le Isole Ambientali, la cui realizzazione in Italia è resa possibile dalla modifica del Codice della Strada, sono aree concepite e realizzate a misura delle utenze deboli (ciclisti e pedoni), nelle quali verranno adottate particolari politiche: limiti di velocità, divieti, sensi unici, regolamentazione della sosta, miglioramento dei trasporti pubblici e opere di arredo, differenziazione dei livelli e delle pavimentazioni, arredi, illuminazioni efficaci. Esse rientrano tra gli obiettivi di riqualificazione urbana dei quartieri e la loro realizzazione si attua attraverso interventi che interessano l’intera rete stradale di quartiere.
LINEE GUIDA PER UN INTERVENTO DI MIGLIORAMENTO AMBIENTALE ALL’INTERNO DEL QUARTIERE
- Il rimodellamento generale della circolazione all’interno del quartiere;
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La risistemazione degli incroci stradali strategici;
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Il recupero di spazi di sosta pedonale lungo le vie residenziali;
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Il recupero di alcuni tracciati storici, liberati dai flussi di attraversamento e riorganizzazione della sosta;
- L’individuazione di aree per la costituzione di strutture di sosta per le auto.
COME SI INDIVIDUA UN’ISOLA AMBIENTALE
- Classificazione della maglia viaria (strade principali ai margini e strade di quartiere all’interno);
- Individuazione di confini naturali, storici, archeologici che delimitino l’isola ambientale;
- Estensione dell’area in base alla definizione dei raggi di percorrenza all’interno della rete delle residenze e dei servizi di quartiere, delle fermate del servizio pubblico ecc.;
- Individuazione di percorsi ciclo-pedonali capaci di soddisfare le esigenze di spostamento all’interno dell’isola pedonale;
- Presenza di servizi di prima necessità, attrezzature di quartiere e luoghi di aggregazione;
- Esistenza di una potenzialità di strutturazione urbanistica dell’isola ambientale;
- Individuazione e analisi delle criticità;
- Analisi delle rispondenze dell’area individuata con il concetto urbanistico dell’isola ambientale.
OPERE PER LA REALIZZAZIONE DI UN’ISOLA AMBIENTALE
- Percorsi pedonali e ciclabili all’interno di una rete pedonale e ciclabile protetta;
- Progettazione dei percorsi pedonali e ciclabili (geometria delle strade, verde, attrezzature, arredo, materiali delle pavimentazioni, isole ecologiche per la raccolta differenziata dei rifiuti e per i punti del riuso);
- Individuazione delle Zone 30;
- Spazi di coesistenza con precedenza per pedoni e ciclisti;
- Individuazione di spazi sosta per i residenti (interni alla I.A.) e per i visitatori (esterni alla I.A.);
- Sistema dell’illuminazione, dei punti verdi e dei punti acqua.
METODOLOGIA DI INTERVENTO NELL’AREA MURA-CASTRENSE-VIA LA SPEZIA
Il Piano Regolatore Generale prevede nell’Ambito Strategico Mura la realizzazione di un progetto unitario dell’intera cinta delle Mura Aureliane e del suo spazio di pertinenza che le contiene insieme ad altre funzioni (proprie da valorizzare o improprie da modificare).
Le previsioni e gli obiettivi del PRG portano quindi alla costituzione di un “Parco Lineare Mura” capace di influenzare e riqualificare non solo la linea archeologica-verde che potrebbe costituire un perimetro dell’intervento, ma anche la sistemazione urbana dell’invaso che si estende nell’intorno fisico-architettonico-urbano individuato e che potrebbe costituire l’area di intervento dell’Isola Ambientale. Lo strumento per agire all’interno di questo invaso è il “Progetto Urbano” così come definito dalle Norme Tecniche Attuative del PRG di Roma Capitale.
Dal PRG di Roma: “…si tratta, infatti, da un lato di riguadagnare all’invaso delle Mura tutti gli spazi aperti riqualificabili o ristrutturabili capaci di valorizzare questo manufatto eccezionale, altrimenti abbandonato ed in condizioni di marginalità urbana e di degrado ambientale; dall’altro si tratta di elaborare un “Progetto Urbano” che metta in coerenza, con reciproco miglioramento, l’invaso sopradetto e la miriade di aree e manufatti ristrutturabili che si dispongono lungo il perimetro…..”.
IN RICORDO DELL’ARCH. BRUNELLO BERARDI
Riporto per finire alcune frasi del mio amico e collega arch. Brunello Berardi, scomparso lo scorso anno, con il quale ho discusso e sognato a lungo sulla possibilità di immaginare e di progettare una Città diversa, a misura di persona.
Il “Progetto Urbano” dovrà svilupparsi attraverso una cabina di regia di controllo pubblico anche in considerazione dell’obiettivo fondamentale della concatenazione delle azioni in difesa dell’interesse pubblico e del rischio di un macro progetto difficilmente realizzabile e gestibile.
All’interno di una gestione pubblica del processo, anche nella sua fase attuativa, dovrà essere mantenuto il carattere partecipativo con una presenza dei rappresentanti del Municipio e delle realtà locali, rappresentate da un laboratorio di cittadinanza attiva che si dovrà costituire all’interno della cabina di regia di controllo pubblico.
Paolo Gelsomini
