753 a.C.-2018, a Roma si riscopre il pomerium?

di Paolo Montanari

Si connette strettamente con il Progetto di un “Parco Lineare Integrato” lungo le Mura Aureliane da Porta Metronia all’Anfiteatro Castrense: la realtà giuridico-sacrale relativa all’antico pomerium. Un’intuizione dell’architetto Brunello Berardi (di cui parliamo anche nelle altre pagine, NdR) sviluppato nell’arco di anni e anni di esplorazioni lungo le mura.  Tuttavia che cos’è il pomerium? Da un punto di vista semantico, il pomerio pone non poche difficoltà. Ed era così già presso gli storici e gli eruditi dell’età di Augusto, si badi bene! Letteralmente pomerium, derivante dall’avverbio post  e dal sostantivo arcaico moerus (o murus, se si preferisce), sta ad indicare una fascia territoriale collocata «dopo» un muro, vale a dire una cinta di mura come poteva essere quella a difesa di una città. Un confine, in sostanza, che assumeva un significato sia sacro sia giuridico. Risulta ambigua la definizione che ne dà Livio: «secondo l’interpretazione stessa della parola – dice lo storico – pomerio significa postmoerium, cioè al di là del muro, ma esso è piuttosto un luogo intorno al muro» secondo la disciplina degli Etruschi, che questi ultimi usavano «quando volevano costruire le mura di una città. Pertanto dalla parte interna non si potevano addossare edifici alle mura, come invece avviene oggi, e il terreno doveva rimanere puro da qualsiasi contaminazione di culto umano. Questo spazio – spiega sempre Livio -, in cui non era permesso né arare né abitare, i Romani chiamarono pomerio, non tanto perché esso è dopo il muro, quanto perché il muro è dopo di esso». Similmente anche Varrone. Ciononostante, alla luce delle più recenti scoperte condotte lungo le pendici settentrionali del Palatino (tra Orti Farnesiani e Basilica di Massenzio e Costantino), che hanno portato alla conferma di quelle notizie storico-antiquarie che volevano che in quel punto passasse la prima cinta muraria voluta da Romolo, con tanto di porta (Porta Mugonia), oggi si è in grado di collegare il primo pomerio con la fondazione di Roma.

Tracciato un solco con l’aratro, secondo il rituale etrusco, depositate pietre lungo l’avvallamento e rivoltata all’interno la terra smossa (i termini) – questo hanno comunicato i dati archeologici che confermano la datazione tradizionale del 753 a.C. – si provvide alla predisposizione di un deposito di fondazione sotto la soglia dell’anzidetta porta (ad espiazione del completamento delle mura romulee) costituito dal corredo funerario di una fanciulla, nonché alla realizzazione di cinque  sepolcri, due di infanti e di tre adulti, sempre lungo il muro. Questi ultimi, da interpretare come sacrifici di espiazione relativi all’obliterazione della prima cinta murari,a aiutano a ricostruire quanta importanza avesse presso i Romani il cingere una città di mura. Si trattava dinque inumati (uno degli infanti era deposto entro un piccolo dolio) con corredi propri di gente comune (primo quarto del VII secolo a.C.) o poco dopo; una scoperta eccezionale, poiché il valore sacro delle mura qui si assapora nella loro obliterazione. Questa azione, che comportava la licenza di camminare sopra la rasatura della cinta precedente, dové essere espiata mediante uccisioni rituali. Sia le mura che le porte, pertanto erano dotate di un loro ius, che sovraintendeva alla fuoriuscita di immondizie e cadaveri.

 

Sostanzialmente, il pomerio era una zona di rispetto ed il suo perimetro poteva essere allargato solo da chi avesse allargato i confini dello Stato con nuove conquiste; forse vale la pena ricordare che l’etimologia di Augustus si lega proprio al verbo augère (far crescere).

Proprio in virtù della sua sacralità – sottolinea Tacito (tarda età flavia-Traiano) – sappiamo che l’Aventino (area di stranieri si direbbe oggi) rimase a lungo escluso dal pomerio, così come l’Esquilino, dove erano sepolcreti, e il Campo Marzio legato da sempre ad attività militari. Ampliamenti del pomerio di Roma si ebbero sotto Servio Tullio, al quale si deve la realizzazione delle Mura Serviane, Silla, Augusto, Claudio (ritrovata nel Sepolcreto Salario, vicino a via Po, una serie di cippi di travertino con iscrizioni che lo commemorano), Nerone e Vespasiano. Quest’ultimo allargò tale fascia comprendendo parte del Campo Marzio, fino all’Ara Pacis (via di Lucina).

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