La terra che nutre – Cronache dal sottosuolo
(di Daniele Mari)
Che cos’è il suolo?
Molte sono le definizioni del termine suolo; sostanzialmente il suolo deriva dall’alterazione della roccia madre esposta agli agenti atmosferici. I processi chimico fisici biologici (Pedogenesi) che generano il terreno in grado di sorreggere le coltivazioni, e/o la flora, sono molto lenti nel tempo e dipendono dal clima (acqua che interagisce con il substrato roccioso) e di conseguenza dalla latitudine. Parlando solo del fattore tempo, per la formazione di 1 mm di suolo occorrono mille anni. Il tempo di formazione totale di un suolo è di 20.000-30.000 anni in ambienti equatoriali, 100.000 anni in ambienti tropicali. Esistono alcune eccezioni come i suoli delle conifere in ambienti freddi (Canada) ove il suolo impiega 1.000 anni a formarsi. Qui subentra la complessa interazione con la materia organica vivente iperalimentata da determinati resti organici. In autunno avviene la migrazione dei salmoni dall’oceano verso i fiumi per la riproduzione. I pesci durante la riproduzione vengono predati dagli orsi mentre risalgono i corsi d’acqua; i plantigradi ne mangiano solo le parti più ricche di proteine come le teste e le uova, e il resto lo lasciano in mezzo al bosco andando così a concimare il terreno (figure 1,2).


Ma come è fatto un suolo? Un suolo è composto per il 40 – 60% da minerali, per il 20 – 50 % di acqua, per il 10 – 25 % di aria, e solamente per il 10% di materia organica (vivente e non vivente). Le frazioni minerali di un suolo sono l’argilla, la sabbia e il limo; esse variano di composizione formando, ad esempio, suoli più argillosi o più sabbiosi. Il suolo può presentare una sua stratificazione, e allora viene detto evoluto o maturo; in figura 1 si distingue l’Orizzonte O detto anche lettiera, dove è massimo l’accumulo di materia organica, vivente e non, l’Orizzonte A o Eluviale, nel quale avviene la lisciviazione (processo per cui gli elementi solubili del suolo, per effetto dello scorrimento e della percolazione delle acque, vengono trasportati o migrano negli strati più profondi) e la mobilizzazione delle specie chimiche e la rimozione fisica e/o il dilavamento (azione erosiva, con asportazione del materiale eroso, esercitata dalle acque meteoriche su un pendio.) delle particelle più sottili, l’Orizzonte B Illuviale, ove precipitano le specie provenienti dal livello superiore. Infine c’è l’Orizzonte C, la roccia del substrato parzialmente fratturata.

Il ruolo della materia organica vivente e non vivente: come scritto sopra corrisponde la 10% della composizione totale del suolo ma svolge un ruolo fondamentale. In essa il 90 % è non vivente mentre il 10% è vivente. Nel 10% di vivente il 60-80 % è costituito da microrganismi (batteri, funghi), il 5-10% da radici e il 15-30% da macrorganismi (ad esempio i vermi). La materia organica contribuisce alla fertilizzazione con effetti chimici fisici e biologici in tre modi; 1) favorisce le attività dei microrganismi; 2) migliora l’aerazione del suolo, la sua capacità di trattenere l’umidità, e le sue proprietà di scambio ionico; 3) rappresenta una sorgente di elementi nutrienti tra cui N (Azoto), P (Fosforo) e K (Potassio).
Un esempio può esser dato da un macrorganismo, il lombrico (la specie Lumbricus rubellus; fig. 3); esso vive nei primi 15 cm di suolo, scava gallerie (movimento meccanico che migliora l’aerazione del suolo) e si nutre di resti organici, sminuzzandone e accelerandone la degradazione da parte di organismi più piccoli. La materia organica viene macinata ed espulsa ed ha un contenuto di azoto cinque volte superiore a quello che si trova naturalmente, sette volte superiore per quanto riguarda i fosfati e undici volte superiore per il potassio.

Sulla genesi di un terreno incide anche la roccia dalla quale deriva. Se la roccia è vulcanica è più facile che il suolo che ne deriverà sarà più argilloso ed estremamente fertile (gli orti del Parco della Caffarella); se la roccia è carbonatica e il suolo è il risultato della sua dissoluzione (carsismo), allora ne deriverà un suolo argilloso-limoso molto ricco in terre rosse (ossidi di ferro e alluminio) adatto per esempio alla vitivinicoltura di qualità (Cesanese del Piglio DOCG), con basse rese produttive, ma che porta ai vini particolare vigore e complessità.
Un esempio pratico degli effetti dell’ interazione tra suolo e cambiamento climatico.
Essendo il suolo il prodotto dell’alterazione della roccia madre esposta agli agenti atmosferici, risente anche della variazione climatica riportando un certo grado di stress chimico e biologico. Nell’ultimo decennio anche l’Italia Centro Meridionale ha subito il riscaldamento globale. Le estati sono diventate mediamente più calde e secche, favorendo l’attecchimento degli incendi; per contro, gli inverni sono interessati da eventi climatici sempre più estremi come le “Bombe d’Acqua”, eventi un tempo frequenti solo nelle fasce tropicali. Un forte incendio distrugge erba, sterpaglie, e alberi andando a colpire la parte più superficiale del terreno, quella più ricca di materia organica. Passa il tempo e in autunno cade la Bomba D’Acqua, detta anche Temporale Tropicale; l’energia dell’acqua è tale da dilavare (prendere in carico ed allontanare) la parte più superficiale di suolo, quella che prima dell’incendio era fertile e che fino a quel momento non ha ricevuto più acqua. Una parte di suolo distrutta dalle fiamme viene portata via e non si riforma velocemente. Questo produce un certo stress (amplificato in aree con versanti inclinati) che nel tempo influirà sulla fertilità del terreno stesso causandone poi l’impoverimento fino alla mancanza totale di vegetazione. Il passo successivo è quello verso l’essiccazione, l’erosione e la desertificazione.
Cosa fare?
Il primo passo spetta a chi governa l’Italia; l’amministratore nazionale deve diventare consapevole del fatto che il clima e il territorio italiano stanno cambiando molto velocemente a causa del riscaldamento globale, dovuto all’immissione dei gas serra nell’atmosfera. E questo deve partire dal governo centrale e si deve trasmettere agli Enti Locali. Chi amministra deve capire che il suolo è un elemento finito e che deve essere tutelato e rispettato; devono essere fatte delle politiche di sensibilizzazione della popolazione. Aumento delle visite guidate nei campi, (da preferire le aziende agricole con metodi di coltivazione biologica, biodinamica, a rotazione stagionale, con allevamenti con mangimi biologici e con spazi adeguati per gli animali).
Un esempio di futura gestione del territorio. Un possibile contributo dello stato e il contributo dei cittadini con gli orti in ambito urbano.
Con il boom degli anni Sessanta è iniziato il processo di migrazione dalle campagne alle grandi città; nel corso dei decenni le persone hanno lasciato il duro lavoro nei campi per cercare fortuna nelle grandi città e avere uno stile di vita più agiato. Questa migrazione ha di fatto svuotato le campagne, ed è sparita una figura forse ritenuta anacronistica come quella del contadino; la vita del contadino era dura, ma chi coltivava il suolo sapeva come comportarsi in base all’andamento dei fenomeni metereologi, e svolgeva effettivamente un compito di sorveglianza. Con il progressivo svuotamento delle campagne è arrivata la speculazione edilizia. Questo ha portato ad una mala gestione del territorio e alla cementificazione selvaggia. I risultati si vedono nelle notizie date dai mass-media, che danno l’idea di un territorio sempre più abbandonato ed esposto al dissesto idrogeologico. Ed è proprio in questo momento che forse occorre ripensare ad un modo diverso di gestione del territorio; quello che può fare la pubblica amministrazione è inserire negli uffici tecnici persone con competenze specifiche mirate all’osservazione del paesaggio. (Si ricorda che il laureato In Geologia nel suo corso universitario impara il Rilevamento Geologico; osserva il paesaggio, lo riconosce e lo rappresenta su carta topografica e, a supporto nel capire il rapporto tra roccia e superficie, può disegnare il Profilo Geologico). Anche i cittadini possono svolgere una funzione importante del territorio. Un input potrebbe arrivare dagli orti urbani. L’orto urbano ha in realtà in se molteplici potenzialità. Non solo permette di avere prodotti quasi a chilometro zero, non solo permette di controllare il territorio, non solo promuove la riqualificazione di aree abbandonate, ma soprattutto svolge il ruolo di promuovere la socialità e di andare in contrapposizione alla mancanza di rapporti interpersonali e di solidarietà tipici della vita in città.
