La civitas del camminare
Kant suggeriva: “il cielo stellato su di me e la legge morale in me”. E’ un buon modo per intendere l’ethos di un camminare inteso come gesto pubblico e senziente. Certo, il camminare è uno dei primi atti che scandiscono l’evoluzione umana, da quando ci siamo eretti su due piedi, osservando il mondo da una misura più alta di quando s’era quadrupedi.
Non è certamente solo uno sport ma ci piace comunque associarla all’idea di sport popolare, inteso come libero esercizio fisico che sollecita interazione sociale. La sua palestra è il territorio, nella sua accezione più ampia, come le città dove il camminare è una delle modalità migliori per sondarne le opportunità di accesso, di scoperta e di riflessione sulle sue criticità e opportunità.
Camminare è naturale come respirare, come dice John Butcher, nella “Carta Internazionale del Camminare” ma può essere anche un gesto culturale, se non politico e poetico.
Da qualche anno di parla di trekking urbano (se ne parla più sotto), spesso promosso anche da Federtrek ma sono tante le realtà che fanno del camminare una misura d’intervento sociale e culturale come Stalker (importanti le sue esplorazioni di “Oltrecittà”), Visure Acatastali, Appasseggio etc.
In questo contesto Urban Experience ha affinato un format coniugando il camminare alla conversazione via radio-nomade (spesso con streaming su web-radio poi georeferenziata) che ha chiamato walkabout (ispirandosi ai riti d’iniziazione degli aborigeni australiani) che si rivelano come ”esplorazioni partecipate” che di fatto realizzano “palestre d’empatia” e conversazioni radio-nomadi che di fatto svolgono la funzione di ricognizioni sul principio fondante di quella “civitas” che si sviluppa in via direttamente proporzionale alla consapevolezza dello spazio pubblico.
Un buon esempio sono quei tanti walkabout che recentemente Urban Experience ha curato per l’Estate Romana 2018 con Paesaggi Umani, in collaborazione con ALT-Giornale Partecipato, come quello lungo il Pomerium delle mura aureliane al Tuscolano. In una ricognizione attiva in cui oltre a interpretare le tracce archeologiche sull’area sacra in prossimità delle Mura si sono aperti cancelli permanentemente chiusi e si sono rilevate le peculiarità del tratto di Viale Castrense con i suoi scenari d’abbandono e “vuoti urbani”.
O come, a proposito del focus tematico di ALT3 sullo Sport Popolare, dell’incontro con la Palestra Popolare nel Parco della Caffarella durante il walkabout svolto per il progetto Almone Rhapsody di cui si tratta in questo post.
