Mercati rionali all’aperto: spazi pubblici da valorizzare

(di Paolo Montanari)

Ricco e fitto di testimonianze storiche di un’urbanistica ancora a misura d’uomo, il quartiere Appio-Latino-Tuscolano conserva alcuni dei mercati rionali che tuttora sono luogo di scambi e d’incontro tra gli abitanti. Emblematico lo slogan utilizzato dall’Associazione Carteinregola per un suo recente dossier: Un mercato non è solo un mercato. Con esso si è voluto sottolineare quanto un mercato costituisca «un punto di incontro, una piazza pubblica, un luogo reale e simbolico allo stesso tempo: «uno dei pochi spazi pubblici – si legge nel dossier – rimasti in tutte le zone di Roma».

[Tra il 2012 e il 2013 l’associazione “Carteinregola” si è battuta contro le delibere del comune di Roma che prevedevano project financing e scambi immobiliari con costruttori privati finalizzati ad abbattere e ristrutturare (per usi residenziali) l’enorme patrimonio pubblico di mercati rionali. Dopo 4 mesi di presidio in Campidoglio Carteinregola è riuscita a fermare i propositi dell’amministrazione, ma molte problematiche permangono tuttora irrisolte. Sulla base di questo lavoro è stato realizzato un ampio dossier, consultabile al seguente link]

Di notevole rilevanza storica e paesaggistica, questi mercati meritano di essere usati e  conservati – all’aperto come al chiuso – per i tanti significati che possiedono: dalla cornice nella quale si inseriscono, come la conformazione architettonica dei palazzi con cornici, persiane, balconi e ringhiere in ferro battuto di primo Novecento, all’imponente varietà di suoni, colori, varietà enogastronomiche (arricchite da componenti orientali), pesci, profumi e voci, che fanno di questi luoghi storici, cui ispirarsi per restituire al quartiere l’immagine umana che fino a poco tempo fa aveva. Per quanto diversi tra loro, i mercati rionali comparvero – e questa è una caratteristica che li accomuna – in gran parte nel dopoguerra, accompagnando via via il limite dell’abitato e la corrispondente crescita della rete tranviaria.

Grazie al sito mercatidiroma.it è possibile avere una visione d’insieme dei vari mercati e per quanto riguarda il VII municipio è bene iniziare da quello di cui si hanno le più sicure e documentate attestazioni storiche: il Mercato dell’Alberone (detto Appio I). Piazza dell’Alberone, in particolare, è legata, topograficamente, alla cinta daziaria il cui limite agli inizi del Novecento coincideva con il vallo ferroviario, ponendosi per questa ragione come lo sbocco naturale del commercio con i Castelli Romani. È probabilmente questo il motivo che portò nello slargo posto all’inizio di via Gino Capponi (nn. 15-17) alla formazione del primo stabilimento ortofrutticolo e vinario: il Mercato Storico dell’Alberone. Aveva banchi e carretti di legno privi di ancoraggio al suolo. In questo piazzale, sul lato Sud della stessa strada (al n. 17), aprì il suo primo negozio di salumeria-pizzicheria il fondatore dell’Azienda Fiorucci, Innocenzo. Si contano più di un residente in grado di testimoniare sull’antichità del sito. La famiglia Fiorucci, proveniente da Norcia, negli anni Venti gestiva solo quell’esercizio nella Capitale. L’area compresa tra piazza dell’Alberone e via Carlo Sigonio, che negli anni Venti portava ancora il nome di via della Caffarella in quanto prosecuzione del sentiero che attraversava il Parco provenendo dall’Appia Antica, costituisce dunque un nucleo storico per il quartiere, oltre ad essere il cuore del mercato. Singolare, tuttora, l’andamento curvilineo dei palazzi di via Carlo Sigonio, che reificano la conclusione dell’antico percorso. Mercati all’aperto, di tal fatta, si trovano sia a Roma (Campo dei Fiori, dal 1869, pertanto di soli sessant’anni più antico del nostro), sia in Toscana, che a Londra, come il Borough Market al London Bridge, che rispondeva all’esigenza di un naturale approdo sul fiume per il commercio locale, od in altre capitali europee.

Allo stesso periodo risale il Mercato di piazza Epiro, collocato al centro di una bella piazza anni Trenta che si distingue per avere una singolare pianta circiforme. Uno squarcio della sua bellezza è venuto alla luce, anche se in modo effimero, in occasione dei lavori di ristrutturazione del mercato. Tale polo commerciale sorse agli albori degli anni Trenta, connotato da una serie di bancali in legno distribuiti lungo tutta l’area compresa tra via Licia e via Saturnia. Di recente, un’opera di risistemazione commissionata dal Comune di Roma ne ha fatto un mercato coperto, con il nome di “Mercato Latino”.

Risale invece ai primissimi anni del dopoguerra il Mercato di via Orvieto (impropriamente detto Tuscolano I), tutto in salita lungo una stradina traversa di via Taranto. Anche questo è uno dei poli più antichi di Roma. Nel ricordo di Salvatore, uno dei “vignaroli” storici, il Mercato di via Orvieto sembra risalire a subito dopo la guerra: «Io ci vengo da cinquant’anni, ma prima ci veniva mio padre da almeno venti. Nel tempo è molto cambiato, qui era una zona ricca perché ci vivevano i tranvieri che avevano un buon stipendio, nel tempo poi le cose sono peggiorate e la clientela si è invecchiata parecchio».

Il rione del Quadraro, invece, era interamente rifornito da un mercato rionale, oggi non più in funzione, che si allestiva lungo via dei Lentuli. Al centro di questa strada, in particolare, aveva luogo la rimessa dei carretti di legno. Con gli anni Sessanta, il polo venne traslato a piazza dei Tribuni, dove oggi – anche se in non buone condizioni – sorge uno dei più importanti mercati di Roma Sud.

Set indimenticabile di Mamma Roma  di Pier Paolo Pasolini è stato il Mercato di viale Spartaco n. 45. Costruito durante gli anni Cinquanta, insieme al quartiere adiacente, verrà spostato nel 1962 all’interno di una struttura al chiuso, conosciuta come “Tuscolano III”. Ricco di prodotti locali, tale mercato è una gioia per gli occhi, con i suoi 120 banchi che spaziano tra tantissimi generi (alimentari, non alimentari e servizi).

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