Il Tai Chi come movimento vitale, anche per la città
Pratico il Taiji (detto anche Tai Chi) stile Chen, antica arte marziale cinese, da oltre 10 anni. Buon viatico per il ben-essere dell’unità corpo-psiche, diverso dall’aspetto individualistico-competitivo dello sport. Disciplina che accoglie dai bambini in tenera età ai “grandi” ultra settantenni, il Taiji diventa sport adatto a tutti.
Come gruppo pratichiamo vicino la Stazione Tuscolana nella palestra popolare di Scup, dove, oltre ai costi calmierati, viene promossa una dimensione corale e ludica dello sport a favorire l’inclusione sociale. La pratica nei giardini e nei parchi sollecita i viandanti a fermarsi, spettatori incuriositi dall’unisono volteggiare di mani nell’aria, tipico del Taiji. Villa Fiorelli e Villa Lazzaroni come luoghi della pratica all’aperto nel quartiere tuscolano si rivelano spazi ideali per questo movimento che può rendersi vitale anche per la città. Più in là nel giardino dell’Acquario romano, e nel Parco degli Acquedotti che al tramonto, la qualità della luce e la presenza dei “giganti” romani, rendono speciale la pratica taiji, e lasciano paradossalmente indisturbato il suo svolgersi anche al sorvolare di quegli altri giganti del luogo mentre planano verso Ciampino. (…)
Marina Marchioni
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I suoi movimenti plastici, flessibili e agili, per me evocativi del danzare, sono perlopiù lenti; e la lentezza va elogiata perché ci può aiutare a vivere più pienamente il presente. Ed essere coscienti di quello che si fa diventa un assioma nella pratica del Taiji.
Chiamata anche meditazione in movimento, che abbraccia filosofia, ginnastica e medicina, questa disciplina tende a pensare in termini di unione complessa nella relazione mente-corpo. Imprescindibile relazione, quella mente-corpo, che pur contemplandone l’interazione, perlopiù ne ignoriamo la portata, tentati a ragionare in termini separatistici per farne ricorso quando vogliamo illusoriamente facilitarci la lettura della realtà.
Pratica adatta a tutte le età, ha tra gli obiettivi benefico-salutistici l’allentamento delle tensioni, movimenti attenti a sciogliere le tensioni muscolari croniche. Allo sblocco delle tensioni muscolari ne consegue la liberazione dell’energia interna, Chi o Qi, lungo i canali energetici. La realizzazione di ciò non è semplice né immediata, si basa inizialmente sul miglior utilizzo dell’energia già presente in noi per realizzare la successiva fase di incremento dell’energia interna.
Peculiare a questa filosofia di derivazione taoista è il principio che per ottenere il massimo del beneficio non bisogna utilizzare la forza durante questi movimenti. Definirei “movimento che va pensato” questo principio dove non la forza ma la mente conduce tutte le azioni. I miglioramenti dipendono dalla consapevolezza interiore e non dalla forza esteriore. Energia non muscolare e capacità di metterla in movimento con il minimo dello sforzo.
Tutti i movimenti del Taiji vengono concepiti come generati dall’energia interna con andamento a spirale, che partendo dal centro (all’incirca sotto l’ombelico) porta il movimento lungo tutto il corpo, lungo le braccia, le mani fino all’estrema punta delle dita: come uno svolgersi di un filo di seta. Consapevolezza del proprio centro e comprensione di come mantenere l’equilibrio. Coordinazione dell’intero corpo senza concentrarsi sulle singole parti in movimento (mani, braccia).
La pratica del Taiji ha lo scopo di raggiungere equilibrio, flessibilità, quell’elasticità articolare, tendinea e muscolare, che produce effetti molto benefici sulla salute.
Si rivela pertanto, un buon viatico rispetto alla tendenza consumistica ed estraniante di proposte “ginniche” sempre più omologanti, fatte di modelli esibizionistici, di tatuati, anabolizzati, ben lontane dal contatto corpo – mente, dall’interezza della persona.
Un po’ di terminologia: nei movimenti del Taiji, concepiti come passaggio continuativo da un principio all’altro, è contenuto il concetto del Vuoto e del Pieno. Si pratica lavorando su Stabilità, metodo di Passi e Spostamenti, su Atteggiamenti di mani, tecniche di palmo, di pugno. Elementi fondamentali di tutte le arti marziali sono le Posizioni. Nello stile Chen- lo stile più antico del Taiji- le posizioni prendono nome da azioni di animali o di personaggi in relazione con le forze della natura; evocano atmosfere “epiche”, marziali appunto, d’altri tempi, d’altri mondi. Alcuni esempi: la gru bianca spiega le ali, il drago verde esce dall’acqua, il pigro allaccia il vestito, battere nel mortaio, nascondere la mano e colpire con il pugno, scagliare il corpo di lato, avvolgere il filo di seta, sei sigilli quattro chiusure, frusta.
Rifacendosi al principio del continuo ciclo Yin e Yang il Taiji non è solo lento (movimento in raccolta dello Yin) e dolce, è a tutti gli effetti un’arte marziale e come tale contempla movimenti veloci (movimento in espansione dello Yang) fino ad esprimersi in salti, calci e pugni …figurati. I movimenti dello stile Chen, praticati in una dimensione gruppale potrebbero sembrare quasi forme astratte, aeree; eseguiti come applicazioni in coppia (Tuishou) producono tutt’altra impressione, l’ottica diviene più visibilmente marziale. Vere e proprie capacità marziali, abilità nel combattere e nell’autodifesa, mai finalizzate all’attacco fine a sé stesso. Pertanto, se il movimento eseguito nella dimensione di gruppo, forse la più conosciuta, può assumere una forma quasi eterea, in coppia lo stesso diviene più esplicitamente combattimento, che nei confronti dell’avversario butta a terra, blocca, fino a mimare l’intenzione di sgozzare. In questa “lotta”, diventa centrale difendere e mantenere il proprio spazio di azione, che entrambi i componenti della coppia sono impegnati a proteggere. Se si mantiene il proprio spazio vitale, non consentendo all’avversario di occuparlo, di ridurlo, si è già in vantaggio (interessante anche come metafora). I movimenti vengono concepiti all’interno di un’alternanza tra le due forze, due spazi vitali. E’ interessante questo concetto di alternanza all’interno di un movimento costante e ininterrotto, dualismo e unità nel contempo; nel combattimento non c’è individualismo, c’è dialogo… corporeo. Nella visione di questa arte, perché di arte si tratta, il combattimento e l’autodifesa si esprimono nell’alternanza di energie senza sopraffazione e nell’imparare a padroneggiare il proprio equilibrio che studia le mosse dell’altro, aspettando di coglierne la debolezza nella postura (dis-equilibrio dell’avversario).
Anche le armi sono molto interessanti. Io che temevo anche solo il tenere un’arma in mano, figuriamoci brandirla!, ho sperimentato con grande piacere i primi rudimenti della sciabola e della doppia sciabola, dove i movimenti sono ampi e molto figurativi.
Praticare all’aperto negli spazi pubblici, come in Cina
Il Taiji si può praticare ovunque. In Cina è normalmente praticato all’aperto. Rafforza il corpo che progressivamente impara a reagire positivamente agli agenti esterni (freddo, caldo, ecc). All’aperto preferibilmente si pratica alle prime ore del mattino o al tramonto, ed è così diffuso in Cina che è frequente vedere radunarsi molte persone che si esercitano negli stessi movimenti presso parchi, giardini o luoghi vicini alla natura. Tradizionalmente in Cina questa disciplina ha la fama di garantire salute e lunga vita ed è molto praticata, dai bambini, cui viene insegnata a scuola, agli anziani. Si tratta infatti di una disciplina adatta a tutti.
Il maestro Cheng di Pechino: “Per gli anziani, saltare e correre non è adatto, invece nel Taiji i movimenti sono più lenti, quindi più consoni a noi, così dopo la pensione ho iniziato a praticare. Dopo un certo periodo, ho trovato che più lo facevo, più mi sentivo meglio, anche come stato d’animo. In una parola, più pratico, più mi piace.” Dice ancora che quando ogni giorno tutti si riuniscono a praticare il Taiji, non solo rafforzano il loro fisico, ma promuovono anche l’armonia sociale. “Quando il nostro gruppo di anziani si riunisce, trovo che il mio stato d’animo cambia. Perchè? Quando si arriva qui, se a casa si ha qualche fastidio e lo si dice, tutti ridono e l’inquietudine passa. Inoltre trovo che la pratica del Taiji sia del tutto disinteressata. “
L’immagine classica, che più conosciamo, è quella di gruppi di cinesi la mattina presto nei giardini pubblici a fare esercizi di Qi Gong e di Taiji. In Cina questa tradizione resiste all’evoluzione capitalista della nuova Cina.
A Roma la comunità cinese di piazza Vittorio si raduna nei giardini della piazza per praticare la mattina presto.
Anche il mio gruppo, in estate, pratica all’aperto. All’Esquilino, nel bel giardino dell’Acquario romano, sede della casa dell’Architettura. Al Parco degli Acquedotti, nel tardo pomeriggio fino al tramonto inoltrato. A quell’ora, la qualità della luce e la vista dei giganti (gli acquedotti romani), unite al silenzio calmo della nostra presenza fanno di questa pratica un’esperienza speciale. Da un certo momento in poi della sera, quasi a ritmo regolare, ci sorvolano aeroplani plananti verso Ciampino. Paradossalmente neanche ci disturbano più di tanto. Un po’ è come provare quel brivido che i Romani cercano quando, lungo quel tratto di strada verso Fregene vicinissimo alla pista di atterraggio di Fiumicino, si vedono passare sopra gli aerei che volano a bassa quota.
Quando si pratica all’aperto, succede che i passanti occasionali e i fruitori del parco si avvicinino catturati proprio dalla particolarità dei gesti di questo gruppo dalle mani volteggianti nell’aria. Alcuni approssimano il Taiji allo Yoga, altri vogliono saperne di più e ci chiedono informazioni sul dove e come, sulla Scuola di riferimento.
Nella zona Appio Tuscolano il mio gruppo pratica regolarmente nella palestra di Scup SportCulturaPopolare. Nel quartiere si pratica all’aperto a villa Fiorelli e a villa Lazzaroni (dove siamo stati anche in occasione delle Settembriadi del 2017 nell’ambito della promozione della cultura e pratica sportiva nel territorio del VII municipio).
Oltre l’Appio – Tuscolano si pratica a villa Pamphili , in passato a villa Gordiani e, ogni anno per una settimana la pratica e le lezioni si spostano in un contesto vacanziero-balneare. Si fa vita di campeggio sulle rive di una bella baia cilentana. La pratica inizia la mattina presto sulla spiaggia, con lo sguardo rivolto al mare, all’orizzonte, fino a quando i raggi del sole raggiungono la spiaggia.
Come in altri gruppi di Taiji, anche al mio gruppo partecipano persone grandi di varie età, anche oltre i 70 anni. Spesse volte l’attività fisica degli adulti viene affrontata con modalità un po’ costrittiva, per dovere di salute e detta così tende a limitare un po’ la partecipazione piena della persona. Sarebbe bello riuscire a promuovere una consapevolezza di ben-essere più completo, un’unità corpo-psiche, dove il nostro corpo prova piacere nel muoversi, ad ogni età, è concepito per muoversi nel mondo, come la nostra mente, altrimenti è sintomo, disagio.
Le caratteristiche “coreografiche” che contraddistinguono la sequenza di movimenti continuativi nell’esecuzione della forma a mani nude o con le armi, rappresentano l’aspetto plastico a cui, non solo i bambini, ma anche le persone grandi si appassionano. Credo sia prerogativa dello sport popolare il prevalere di un aspetto corale rispetto all’individualità. Si recupera così, a mio parere, quel piacere ginnico divertito tipico dell’età scolare, dall’infanzia all’adolescenza, che da adulti vorremmo non dover abbandonare.
