Dagli orti di guerra all’agricivismo
Dal 2010, per favorire la condivisione di pratiche ambientali e sociali innovative, il progetto Zappata Romana, con la firma dello studio UAP (Urban Architecture Project), si è proposto di stilare una lista di giardini e orti condivisi a Roma, ed ha inizialmente censito circa 60 orti urbani (su oltre 150 spazi verdi condivisi) nel territorio della città. Si tratta prevalentemente di aree verdi abbandonate, recuperate da associazioni o gruppi informali di cittadini che ne curano la realizzazione e/o gestione, con significative ricadute sul piano sociale, economico ed ambientale. Ad oggi, sempre secondo il progetto Zappata Romana, si possono elencare (anche se forse da aggiornare ancora) più di 200 fra giardini (102), orti (67) e ‘giardini spot’ – cioè aiuole (31). Ingrandendo la mappa da essi creata su Google Maps si può fare uno zoom sul nostro territorio e vedere più chiaramente quali orti o giardini sono al momento coperti dalla nostra area, potendone identificare i nomi e gli indirizzi precisi:

i siti “Hortus urbis”, “Caffarella” e “O come orto” sono orti presenti all’interno, o ai confini del parco della Caffarella, “ortosociale santa Caterina” invece è lungo la via Latina; è noto anche come orto della Cometa dal nome della Associazione ONLUS Volontari La Cometa, che promuove l’organizzazione di questo orto urbano per famiglie con finalità educative e solidali; in zona san Giovanni abbiamo infine l’ “Orto errante: per l’accampata a S. Croce in Gerusalemme”: è un orto-mobile, che fornisce prodotti a Km 0, nato nell’ambito della giornata nazionale di guerrilla-gardening (4/6 novembre 2011) ideata e coordinata a livello nazionale dagli stessi Giardinieri Sovversivi Romani e dai Badili Badola di Torino. Per quanto riguarda i giardini condivisi, cioè promossi e curati dai cittadini e dalle associazioni, abbiamo il parco di via del Mandrione; infine, sempre sotto il nome di giardino condiviso, c’è la Palestra Caffarella, interna all’omonimo parco, in zona via Latina, gestita collettivamente nel parco stesso per fare sport insieme a costo zero.

La partecipazione attiva dei cittadini rende più “urbano” ogni spazio perché crea legami sociali, può rispondere a un fabbisogno locale, può costruire comunità in quartieri in cui non ci sono neanche le piazze. Gli orti rappresentano una valorizzazione del territorio e anche un principio di sussidiarietà orizzontale sulla manutenzione del bene pubblico, coinvolgendo le parti più deboli delle società, dando la possibilità di guadagno a chi non ne ha, senza contare che un orto privato produce cibi freschi e sani, ricchi di vitamine e sali minerali, il che già da sé è un valore ecologico da promuovere; l’orticoltura moderna può perciò offrire un’ampia gamma di prodotti con un notevole valore per l’umanità e numerosi benefici sia per l’ambiente che per la salute. Infine promuove la nascita di nuovi legami sociali, trasformando un’area abbandonata in un nuovo fulcro della comunità, delineando nuovi modi di vivere la città e favorendo lo sviluppo di reti e collaborazioni con scuole, associazioni, centri anziani o sociali del territorio. Non ultimo coltivare un orto aiuta a contrastare lo stress e l’eccessiva sedentarietà e può insegnare ai bambini, che hanno un’idea industriale del cibo, da dove vengono le cose che si mangiano.
Basti pensare a San Paulo del Brasile dove il fenomeno degli orti urbani ha permesso contemporaneamente di alleviare la condizione di salute di molte persone creando novi posti di lavoro e riqualificando il territorio..
In molte capitali europee il verde privato è una realtà diffusa da anni, e ancor più a livello internazionale, come nel caso degli Stati Uniti, dove lo storico dell’urbanistica statunitense Richard Ingersoll nel suo libro “Sprawltown”, ha addirittura coniato il termine agricivismo, con cui si intende l’utilizzo delle attività agricole in zone urbane per migliorare la vita civica e la qualità ambientale e paesaggistica. Siamo infatti abituati a pensare agli orti urbani come a un modo di occupare gli interstizi della città, di riempire con qualcosa di vivo, bello e utile gli spazi che il cemento lascia liberi, per scelta o per sbaglio. Forse però il nostro modo di pensare la città è antiquato: la città al centro (“dentro”) e la campagna intorno, sullo sfondo (“fuori”). Ingersoll smonta quell’immagine antica e fa dell’agricoltura, e quindi degli orti, uno degli strumenti per restituire ai cittadini il loro spazio e il loro ruolo. Così la campagna stia di nuovo “dentro”.

La crisi economica che nel corso degli ultimi anni ci ha investito sta contribuendo a risvegliare l’interesse della collettività per il recupero e la salvaguardia dei Beni Comuni, troppo spesso a rischio di cadere in uno stato irreversibile di degrado e abbandono. A differenza dei giardini pubblici tradizionali, si stanno facendo strada realtà che partono dal basso e vedono protagonisti tutti i cittadini, perché sono realizzate e/o gestite dai cittadini stessi riuniti intorno ad un progetto comune per rendere migliore il loro territorio. Per la Roma di settant’anni fa, i famosi Orti di Guerra diedero vita alle prime esperienze di agricoltura urbana romana per far fronte alle necessità alimentari delle famiglie impoverite dalla guerra. Oggi la miccia che dà questo nuovo movimento dal basso, cioè da parte di cittadini, è la duplice crisi economica e sociale, senza contare le nuove sensibilità che cominciano a dimorare nello spirito cittadino, che sono quelle di far fronte alla crisi ecologica e ai cambiamenti climatici con nuovi stili di vita più sostenibili..
Il giardino condiviso o l’orto urbano diventano infatti un potente strumento di rigenerazione e di rafforzamento del tessuto sociale urbano, rappresentando una forma di agricoltura urbana che è, da un lato, il sostegno all’economia familiare e anche una produzione sana ed ecologica e, dall’altro, un efficace strumento di contrasto al fenomeno della disgregazione ed esclusione sociale.
Questo fenomeno degli orti è così in crescita negli ultimi anni a Roma che la Giunta capitolina ha finito per approvare un delibera, nel 2015, riguardante il Regolamento degli Orti e Giardini Urbani di Roma, il che peraltro rappresenta un segnale positivo e di speranza per i cittadini che chiedono a gran voce una inversione di tendenza, un’alternativa alla cementificazione selvaggia del nostro territorio e un’azione concreta per la tutela della salute e dell’ambiente.
I cittadini che volessero avere in affidamento un’area di proprietà di Roma Capitale per realizzarvi un progetto ad Orti-giardini urbani “ devono fare riferimento a una qualsiasi forma associativa purché senza scopo di lucro (oppure crearne una). Alla richiesta, che dovrà pervenire all’Ufficio Orti Urbani del Dipartimento Tutela ambientale – Protezione Civile e, contemporaneamente, al Municipio di competenza territoriale, dovranno essere allegati i seguenti documenti: Statuto del gruppo costituito, Atto costitutivo e regolamento interno della forma associativa scelta, Progetto degli Orti Urbani includente una relazione dettagliata e gli elaborati grafici da cui si possa evincere come si presenterà l’area a progetto ultimato. (si veda DAC Delibera n°38 del 17.7.2015)
Se cercate dei contatti affidabili per creare il vostro orto, vi indichiamo come associazione di riferimento l’associazione “Vivere In”, e come contatto per gli uffici orti urbani del comune di Roma, l’indirizzo email: paola.marzi@comune.roma.it o Ufficio relazioni con il pubblico : ld.ambiente@comune.roma.it
Una volta ottenuto il permesso, per poter sapere con sicurezza come gestire tale orto, potrete seguire le “ Linee guida per la progettazione, l’allestimento e la gestione di orti urbani e periurbani” redatte dagli esperti del Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale della Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia.
Silvia Tedesco
