A tutto GAS (Gruppi d’Acquisto Solidale)!

di Silvia Tedesco.

Tanti hanno sentito nominare i GAS ma pochissimi conoscono cosa siano davvero, e quali sono le motivazioni e gli obiettivi che si propongono. Fino agli inizi degli anni 90 la richiesta dei prodotti bio era decisamente di nicchia, e anche le disponibilità erano molto scarse e i costi molto elevati. In quegli anni a Fidenza una decina di persone hanno deciso di iniziare l’esperienza di acquisti collettivi, con motivi iniziali diversi ma tutti accomunati dalla ricerca e dal bisogno di un’alimentazione sana. Nasce così nel 1994 il primo GAS, proprio con queste intenzioni. In 20 anni di vita i GAS mappati in tutta Italia sono più di 1000. Ad oggi nei GAS si scambiano  per lo più formaggio, frutta, farina, pasta, ma anche, in elevate percentuali, olio e verdura. L’obiettivo è quello di aiutare produttori e consumatori ad incontrarsi, garantendo qualità delle merci, prezzi equi, attenzione all’impatto ambientale e sociale; infatti, le materie prime e prodotti sono poco lavorati, cioè sono integrali, o meno raffinati possibile, cosa che abbassa i costi di lavorazione e  mantiene molto di più nelle materie prime i loro nutrienti fondamentali; i prodotti sono  stagionali e locali, il che evita l’utilizzo di energia per l’alimentazione di serre o dovuta all’importazione da altri Paesi del mondo, riduce i costi elevati e l’impatto sull’ambiente, anche legati ai mezzi di trasporto e agli imballaggi, e garantisce maggiore qualità e salubrità dei prodotti; la filiera corta inoltre previene anche eventuali frodi e condizioni di vendita e di produzione non del tutto oneste e responsabili. I prodotti poi sono biologici certificati a livello europeo, o con certificazione partecipativa; infine sono favoriti prodotti vegetariani e cruelty free, perché, al di là di convinzioni etiche, richiedono meno costi di produzione rispetto a quelli degli allevamenti, oppure si favoriscono allevamenti che non applicano trattamenti brutali agli animali. Ma ciò che contraddistingue un GAS dalle altre forma di economia solidale è piuttosto il gruppo, cioè la dimensione sociale, per l’appunto “solidale”.In molti GAS ad esempio è nato anche il desiderio dell’autoproduzione (di pane, dolci, vestiti, mobili), cosa che, oltre alla ancora maggiore sostenibilità (in quanto a imballaggi ed energia), porta con sè  il recupero e la riappropriazione di un saper fare e di una manualità salutari e genuine, che nel tempo abbiamo dimenticato e demandato ad altri. L’aspetto sociale e collaborativo favorisce poi la creazione di relazioni di amicizia profonde e durature, nonchè gruppi di incontro su temi specifici, visite alle realtà territoriali, laboratori, ed eventi collaterali, come feste, concerti e spettacoli, che cementano la coesione tra membri  e produttori; infine significa anche cultura e conoscenza: scrive Renata Lovati, dell’azienda agricola cascina Maria, nel libro ‘Un’economia nuova  dai GAS alla zeta’, 2013:

nella foto Renata Lovati, fonte http://www.isolamaria.com/

” sono i rapporti umani che si convertono per primi: in questi quattro anni di conversione biologica della nostra azienda, mi sono arricchita di conoscenze agronomiche e zootecniche più che in 25 anni di imprenditorialità agricola: ho incontrato persone ricche di esperienze, portatrici di saperi contadini, sperimentatrici e innovatrici nella ricerca dei metodi, e che riavvicino il lavoro dell’agricoltore al rispetto della terra e degli animali” Il primato delle relazioni porta i comportamenti responsabili da solo individuali a collettivi. In questo modo i GAS possono essere visti come nuovi attori di cittadinanza attiva e di democrazia; così la filiera corta diventa un efficace strumento per promuovere cambiamenti dal basso, anche toccando temi più estesi come modi alternativi dell’abitare, del produrre e del commercializzare, oppure dell’uso del denaro e del tempo.

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