PUMS e democrazia diretta

Per un approccio partecipativo alla crisi della mobilità

A novembre dello scorso anno l’Amministrazione Municipale di Roma ha lanciato il processo per giungere al Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (PUMS) che insieme al Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) e agli altri strumenti di programmazione, ha l’obiettivo di giungere al piano pluriennale delle infrastrutture delineando gli indirizzi per la soluzione dell’annoso problema della mobilità urbana.
Il PUMS ha previsto, tramite una piattaforma dedicata, la partecipazione dei cittadini alla definizione delle priorità e l’individuazione delle opere e delle soluzioni più idonee e più urgenti da mettere in campo. Sino allo scorso febbraio i cittadini hanno avuto la possibilità di proporre, argomentandole e documentandole, soluzioni e/o interventi mirati in merito al trasporto pubblico, trasporto privato, logistica urbana, sistema ciclabile, isole ambientali, sicurezza stradale, accessibilità dei luoghi e tecnologie telematiche. Le proposte avanzate sono in questo momento in fase di valutazione da parte di una commissione di tecnici ed esperti secondo i criteri e gli indicatori della sostenibilità socio-economica, della sostenibilità energetico-ambientale e dell’efficacia ed efficienza del sistema di mobilità.
Insomma, un approccio partecipativo con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, fin dall’inizio del processo di definizione del piano. Sono giunte nella piattaforma dedicata 2668 proposte di cui la maggior parte inerenti il trasporto pubblico (881) e il sistema della ciclabilità (551) rendendo esplicito l’interesse dei romani al funzionamento ed all’incentivazione dei mezzi pubblici e a forme di mobilità alternativa, nonché la consapevolezza del fattore ambientale (ben 125 proposte sul tema delle isole ambientali).
Molte hanno come oggetto il territorio del settore est della città: numerose sono state le proposte di nuove piste ciclabili, di percorsi protetti per le due ruote, ma anche di nuove linee tramviarie facilmente realizzabili, di prolungamento della linea metropolitana A, di apertura della nuova stazione Zama sulla linea FL1 e molte altre che fanno capire quanto i cittadini siano consapevoli che l’unico modo per risolvere il problema del traffico sia quello di una massiccia “cura del ferro” che innervi tutti i quartieri e che colleghi in maniera trasversale e non solo radiale i vari settori urbani.
Se si vuole entrare nel merito delle proposte, che tutti i cittadini hanno avuto la possibilità di votare, dal sito del Pums è possibile accedere all’elenco ordinato in base al numero di adesioni (al link https://www.pumsroma.it/partecipa/proposte-cittadini/). È sufficiente considerare le due proposte più votate per rendersi conto dei livelli di interesse e competenza che è in grado di esprimere l’intelligenza diffusa dei cittadini. Metrovia (842 voti) e Way: endless bikeline (542 voti) sono veri e propri “piani strategici” che riguardano rispettivamente “cura del ferro” e “mobilità alternativa”.
Molte sarebbero le considerazioni da fare, ma vorremmo invece proporre una breve riflessione sulla cosiddetta democrazia elettronica. Il Pums conferma l’ipotesi che le piattaforme partecipative e la democrazia diretta (introdotte anche nel nuovo Statuto di Roma Capitale e per le quali la mozione a firma Sturni e altri approvata dall’Assemblea Capitolina lo scorso aprile ha stabilito le linee guida) siano da ritenere elementi decisivi per una profonda riforma dei sistemi di governo, soprattutto alla scala locale, volta ad affrontare la crisi dei partiti e delle democrazie rappresentative. Tuttavia lo stesso Pums conferma anche alcuni limiti e rischi della democrazia diretta. Anzitutto vi è un limite legato a quello che Fiorella De Cindio chiama “patto partecipativo”: se non si definisce a monte del processo quale sia il perimetro del potere “devoluto” alla cittadinanza, e gli iter attraverso i quali questo potere si realizza, il rischio è che la tecnologia anziché uno strumento di empowerment del cittadino e di raccordo con le istituzioni, diventi una barriera funzionale a disciplinare una partecipazione principalmente orientata a estrarre valore dalla produzione sociale e a costruire il consenso alle politiche di governo. Il secondo rischio è che la tecnologia, oltre a separare cittadino e istituzioni, separi i cittadini tra di loro: se a monte delle consultazioni e delle votazioni non vi è alcun confronto e interazione libera tra cittadini, anche face-to-face nei contesti fisici del territorio, viene a mancare ogni dialettica tra proposte e interessi, e c’è il rischio del prevalere degli interessi di gruppi di pressione più strutturati, tecnicamente attrezzati e organizzati.
Il Pums dimostra come entrambe queste istanze siano rimaste senza risposta, sia nel sistema privo di un chiaro patto partecipativo, sia nel design e nel processo della piattaforma che non prevedono incontri territoriali e interazioni libere oltre a basi conoscitive come ad esempio programmi e progetti pregressi, comunicati tramite canali tradizionali, ma soprattutto restituiti in modalità interoperabile attraverso formati open data e piattaforme cartografiche seguendo un paradigma di governo aperto e trasparente, così come chiesto a gran voce dagli hacker civici, talvolta invocato retoricamente dalla politica, ma sancito anche dal piano d’azione nazionale nel contesto dell’iniziativa internazionale OGP – Open Government Partnership.
Di questo e di molto altro si parlerà nel prossimo ‘Global Forum on Modern Direct Democracy 2018’, che si terrà quest’anno a Roma.

 

di RETER

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: