Quale futuro per il Teatro di Villa Lazzaroni?
Il Teatro di Villa Lazzaroni(Via Appia Nuova, 522), un importante spazio culturale nell’Appio Latino, ha vissuto anni di degrado. Il VII Municipio, ha intrapreso azioni politiche amministrative per restituirlo al quartiere e definire i criteri per assegnarne la gestione. Riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo di una Consigliera del PD del VII Municipio che riassume i ritardi e le criticità dell’iter intrapreso dal Municipio.
Era il 26 marzo quando la Presidente Lozzi e la sua squadra annunciavano l’apertura al pubblico del teatro di Villa Lazzaroni dicendo che “a breve si sarebbe fatto il bando per assegnarne la gestione”.
SEI MESI DOPO il teatro e la villa versano in condizioni di degrado, con materiali accatastati di fronte agli ingressi, erba alta e, soprattutto, senza alcun vero passo avanti verso l’apertura al pubblico in tempi brevi.
Dopo mesi di attesa in cui l’amministrazione doveva chiarirsi le idee, dopo ripensamenti e veti reciproci, dopo riunioni di commissione in cui sono state invitate le associazioni culturali del municipio nonché esperti del settore, due settimane fa il Consiglio del VII Municipio ha approvato le linee guida per l’affidamento della gestione del teatro di Villa Lazzaroni. Di che si tratta? Si tratta di una sorta di vademecum con cui la politica dà indicazioni agli uffici municipali per scrivere e pubblicare il bando per la gestione del teatro. Un elenco di priorità che disegna l’impianto, l’idea e la visione di cosa intende una amministrazione per politica culturale. Ebbene, secondo queste linee guida, il bando dovrà imporre al gestore di acquistare tutte le attrezzature mancanti (poltrone, quinte, impianti audio video, autorizzazioni per poter aprire un bar all’interno del teatro, ecc), spendendo, secondo alcuni, oltre 100milla euro! Dico secondo alcuni, con questa vaghezza di cui mi scuso, perché in questi due anni di amministrazione Lozzi non è mai stato fatto un piano economico finanziario che rendesse evidente quali fossero le spese da sostenere, i costi fissi, gli investimenti da fare, le potenzialità, che indicasse il costo massimo dei biglietti per un teatro di quartiere…un approfondimento da parte del Municipio, insomma, che valutasse la sostenibilità economica di questa sfida.

Ma oltre a ciò, le stesse linee guida prevedono che il (s)fortunato gestore dovrà anche corrispondere al Municipio un affitto mensile! Una “combo” insostenibile per qualunque associazione culturale come hanno fatto più volte notare le associazioni e quanti sono intervenuti in commissione in questi mesi…che però, da questo punto di vista, sono rimasti inascoltati e ignorati.
Non sfuggirà infatti che in questo modo, oltre ad escludere una grandissima fetta di potenziali partecipanti, si rischia di non riuscire (dati i costi fissi elevati) a garantire un servizio al quartiere a prezzi popolari così come dovrebbe essere o, ancora peggio, di dare in gestione il teatro non in base alla qualità dell’offerta culturale ma, come al solito, al migliore offerente! Una grande opportunità che si trasformerebbe nell’ennesima speculazione a danno del quartiere.
Dal punto di vista della partecipazione poi, le stesse linee guida vietano all’interno del teatro l’organizzazione di eventi (seppure a pagamento) di carattere religioso, politico e sindacale, con una censura pericolosa e ai limiti della costituzionalità! Se ad esempio, la Cgil volesse organizzare un convegno sul caporalato all’interno del teatro o la Comunità di S Egidio un incontro sull’accoglienza delle parrocchie dei profughi siriani, non potrebbero farlo, privando il territorio di ulteriori opportunità di crescita culturale.
Insomma, dopo mesi di promesse ad oggi sono solo state approvate delle linee guida, a nostro parere molto discutibili, non esiste un piano economico finanziario, non si sa in che tempi verrà pubblicato il bando e, soprattutto, il vero rischio è che, se nella peggiore delle ipotesi assisteremo alla gestione di un teatro di quartiere da parte di una grande società, nella migliore delle ipotesi il bando andrà deserto e vedremo ancora una volta sfumare la possibilità di restituire il teatro di Villa Lazzaroni al suo quartiere.
Eppure non bisognava inventarsi nulla di rivoluzionario: gli esempi virtuosi a Roma ci sono, come il Teatro di Tor Bella Monaca, la cui programmazione è di qualità, varia e aperta al territorio, vero riferimento culturale e sociale per un quartiere ben più difficile dell’Appio Latino.
Francesca Biondo, consigliere del VII Municipio e membro della Commissione cultura.
