Apriamo bene la bocca!

Forum sul cibo come fattore sociale

di Carlo Infante e Piero Valentini

Con il primo numero del giornale, dopo il numero “zero” dedicato al Verde, si è posta attenzione al Cibo come Fattore Sociale, focalizzando quegli aspetti che riguardano la nostra vita quotidiana.

La nostra specie, dopo aver superato l’ancestrale domanda “Mangio o sarò mangiato”, s’è evoluta rispondendo ai bisogni legati alla sopravvivenza. Per secoli la nutrizione si è poi combinata con pratiche rituali e sociali, esprimendo una cultura sostanziale associata al desiderio di condivisione come nel concetto latino del convivium che presuppone una delle forme più evolute delle comunità.“Condividere il pane con qualcuno” (cum-panis) è infatti l’espressione più precisa, antropologica e sociale, da cui deriva la parola “compagno” che presuppone, al di là di qualsiasi ascendenza ideologica, la ricerca di un’autentica condivisione.

Per esplicitare i presupposti partecipativi su cui si fonda questo giornale abbiamo promosso un Forum nell’ambito del mercatino alternativo di EcoSolPop a SCUP, per creare una situazione dinamica di confronto. Tutto s’è articolato in un serrato set d’interventi contestualizzato da una “quarta parete” attraverso cui visualizzare i temi e i nodi d’approfondimento del confronto in corso.

Nel Forum si sono incontrate diverse comunità territoriali, comitati e associazioni con cui ci si è confrontati sui vari contributi in via di elaborazione per il primo numero di ALT.

Seguendo questo schema, articolato su 3 temi, associati ad una serie di nodi specifici, ha preso forma una grande “quarta parete” (un muro che rispecchia l’attività partecipativa, concetto che Brecht associava allo sguardo critico e senziente dello spettatore) impostata da Piero Valentini e co-realizzata con Federica Cicala che aveva già condotto le attività di open space, da cui nasce l’idea di ALT-Giornale Partecipato.

1.Mercati come luogo di socialità. Nodi: inchiesta mercati rionali (a partire dall’inchiesta avviata da Carteinregola), criticità del mercato di via Orvieto, supermercati h24, happio e il mercato dell’Alberone
2.Filiera corta e acquisto solidale. Nodi: GAS, mercati alternativi, osterie popolari, mappatura-rete
3. Cibo, memoria, stili di vita. Nodi: dieta mediterranea a rischio, “senza cibo” nella Seconda Guerra Mondiale (con proiezione di un frammento del video realizzato per il progetto “Il quartiere come museo”), cibi parlanti (ascoltando un audioclip realizzato per l’Expo 2015), il suolo che nutre.

Ragionando sul primo focus tematico, i MERCATI COME LUOGO DI SOCIALITA’, le criticità emerse descrivono un vuoto di governance: un “groviglio burocratico”, l’ “incertezza delle regole”, l’ “intreccio delle competenze tra più attori istituzionali” sembrano creare il terreno per l’insediarsi di fenomeni di “speculazione” attorno alla creazione di luoghi di smercio della grande distribuzione. In particolare lì dove è distribuita la produzione industriale è possibile incontrare un’offerta di “cibo poco costoso ma anche poco nutritivo e poco trasparente”. In questi stessi luoghi si assiste a una “spersonalizzazione dei rapporti” tra i diversi soggetti che li vivono. Non solo tra acquirenti e commercianti ma anche tra lavoratori. Criticità ulteriori messe in luce dal forum sono infatti i “diritti dei lavoratori a rischio” e “lo sfruttamento dei migranti”.
Il vuoto di governance, oltre a favorire fenomeni poco trasparenti di diffusione della grande distribuzione alimentare, porta parallelamente ad una crescita delle difficoltà per i mercati popolari che tendono a ridursi. Tuttavia è proprio in questi contesti popolari, apparentemente in via d’estinzione, che si vedono concentrate le opportunità dei mercati come luoghi di socialità capaci di farsi promotori di un miglioramento degli aspetti che ruotano interno all’alimentazione. Nei mercati popolari, sia quelli tradizionali che quelli “sperimentali”, nonostante le difficoltà è possibile ricostruire “incontro e discussione”, “controllo delle fonti del cibo e dunque monitoraggio dell’inquinamento”, “collaborazione tra produttori e ristorazione popolare”. La caratteristica principale di questi “suq” (per intendere quei mercati medio-orientali dove la compravendita diventa un’arte di relazione) sul fronte delle opportunità è “la partecipazione , la sussidiarietà , la governance dal basso”.

Queste opportunità ci collegano alle sperimentazioni attorno al secondo focus tematico, FILIERA CORTA E ACQUISTO SOLIDALE.
Le criticità sperimentate in quest’ambito sembrano rimandare da un lato agli strumenti di coordinamento tra i vari attori ( “piattaforme per consolidare la rete alternativa” che siano “free/libre open source”) dall’altro a elementi di sfondo che potrebbero minare alla base l’idea stessa della rete alternativa (“inquinamento del suolo” e “risorse naturali finite vs sistema produttivo lineare”) .
Le opportunità in quest’ambito sono legate all’idea di “rete del cibo popolare” fondata sulla “partecipazione di cittadini produttori, ristoratori, consumatori”. Si tratta di costruire una “Rete distributiva alternativa” capace di consolidare “fiducia tra produttori e consumatori” e che non si limiti alla semplice infrastruttura tecnica di distribuzione del cibo ma produca “idee creative per rendere i mercati attraenti”, favorendo la costruzione di occasioni di “convivialità e convivenza”, sapendo utilizzare le potenzialità dei “beni comuni digitali” .

Il terzo ed ultimo focus tematico CIBO, MEMORIA E STILI DI VITA ci porta per certi versi proprio a discutere degli elementi culturali attorno alla produzione e distribuzione di cibo, sia quelli a rischio che quelli che rappresentano opportunità su cui investire.
Tra le criticità sono state riscontrate “la perdita dei saperi popolari e comuni della dieta mediterranea”, la confusione attorno al “valore del cibo”, “la speculazione territoriale che si accompagna al deterioramento del suolo” alla base della produzione locale del cibo, la messa a rischio dell’ “ecosostenibilità”, l’ “attività sportiva come valore economico” e dunque la creazione di disuguaglianze di opportunità per il bilanciamento di assunzione e consumo di calorie. Si tratta di “saperi e sapori popolari” che potrebbero andar persi e dei quali è importante rafforzare la “memoria”. Il valore del cibo infatti non è solo nutrizionale ma affettivo, rituale, per cui la memoria può rivitalizzare una rete dei saperi perduti.
In questo contesto, durante il forum, s’è ascoltato un audioclip del progetto “i Cibi Parlanti” come emblematico format d’innovazione territoriale dove i cibi parlano in soggettiva, attraverso la voce di alcuni giovani produttori di quelle peculiarità enogastronomiche lucane.
Sono state poi indicate altre modalità per costruire opportunità sul fronte delle idee creative per aumentare l’attrattività della rete popolare, coinvolgere ulteriori attori della rete e rafforzare il collegamento tra cibo e “senso del territorio”. ad es. il lavoro con “le scuole”, per informare i giovani sulla loro storia e sulla corretta alimentazione” e realizzare un “orto didattico; , la creazione di “installazioni artistiche” nel quartiere; l’ambito dei “condomini” (e dei cortili condominiali in particolare) per sperimentare iniziative che collegano cibo della rete popolare e socialità.

Insomma, il cantiere di ALT-Giornale Partecipato s’è aperto e noi tutti abbiamo aperto bene la bocca.

I Cibi Parlanti
Con il GAL (Gruppo di Azione Locale) del Metapontino, in provincia di Matera, Urban Experience ha realizzato un progetto d’innovazione territoriale basato su una serie di segnaletiche parlanti (cartelli con qrcode-mobtag che rimandavano a degli audioclip che davano voce a dei cibi emblematici di quel territorio).
Questo progetto, oltre a fare parte di un’installazione per la degustazione presso la Stazione del Gusto a Policoro, è stato presentato all’Expo 2015.
Lo si può ascoltare da qui:
http://qrfree.kaywa.com/?l=1&s=8&d=https%3A%2F%2Fgoo.gl%2F3fpYDe

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